L’avventura di Pinocchio: 1° capitolo

Geppetto e Mastro Ciliegia

Una parte del commento di Franco Nembrini al primo capitolo di Pinocchio, andato in onda su tv2000 1, da dopo la pubblicità in poi.

Basato sul manoscritto del cardinale Giacomo Biffi 2.


Non so se l’avete mai notato, ma c’è una cosa ben strana: il pezzo di legno comincia la propria vicenda, la propria avventura, nella bottega di un falegname, Mastro Ciliegia, che poi lo dà a un altro falegname. Ed è lì che comincia veramente, in fondo, il libro. Poteva benissimo cominciare nella bottega di Geppetto, che comincia a intagliarlo. Perché allora questo primo capitolo, apparentemente inutile — assolutamente inutile dal punto di vista della storia — con un personaggio messo in campo in modo anche molto forte, ma che poi scompare?

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Il Grido

Una lettera che spiega la ferita delle nuove generazioni, la terribile responsabilità degli adulti, e che cosa c’entra Dante con gli uni e con gli altri.

Ciao Franco,

Dopotutto voi avevate il dialetto… La mia mamma mi sgridava in dialetto e le cose più vere di sé le dice in dialetto. Voi vivevate in dialetto e vi siete adattati all’italiano. Io mi esprimo in Italiano, dico le cose in Italiano, ma non vivo in Italiano, almeno non tanto bene come voi in dialetto.

Sembra una cosa complicata ma provo a spiegarti: Guareschi diceva di conoscere pochissimi vocaboli, ma che con quelli riusciva a dire tutto quello che aveva bisogno di dire. A scuola ci hanno massacrato con Dante, Petrarca, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Pascoli, le figure retoriche, l’esprimersi come si deve ecc. Ma il punto è: certo che ci si deve esprimere bene, ma bisogna avere soprattutto qualcosa da dire, bisogna avere una speranza vera da comunicare.

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Nuovi strani amici

Una novella di Dino Buzzati

Una lettura consigliata da Franco Nembrini, perchè è una

“Descrizione paradossale del Paradiso e dell’Inferno rispettivamente come esaltazione del desiderio e morte del desiderio.”

ripresa da 5 passi nella storia.


Come fu morto, Stefano Martella, direttore di una società di assicurazioni – il quale aveva soggiornato, peccato, lavorato e vinto la sua partita sulla superficie della terra per quasi cinquant’anni – si trovò in una meravigliosa città, fatta di edifici suntuosi, strade ampie e regolarissime, giardini, ricchi negozi, ricche automobili, cinema e teatri, gente ben nutrita ed elegante, limpido sole, tutto bellissimo a vedersi.

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