Il Grido

Una lettera che spiega la ferita delle nuove generazioni, la terribile responsabilità degli adulti, e che cosa c’entra Dante con gli uni e con gli altri.

Ciao Franco,

Dopotutto voi avevate il dialetto… La mia mamma mi sgridava in dialetto e le cose più vere di sé le dice in dialetto. Voi vivevate in dialetto e vi siete adattati all’italiano. Io mi esprimo in Italiano, dico le cose in Italiano, ma non vivo in Italiano, almeno non tanto bene come voi in dialetto.

Sembra una cosa complicata ma provo a spiegarti: Guareschi diceva di conoscere pochissimi vocaboli, ma che con quelli riusciva a dire tutto quello che aveva bisogno di dire. A scuola ci hanno massacrato con Dante, Petrarca, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Pascoli, le figure retoriche, l’esprimersi come si deve ecc. Ma il punto è: certo che ci si deve esprimere bene, ma bisogna avere soprattutto qualcosa da dire, bisogna avere una speranza vera da comunicare.

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Santa Messa di Natale

Omelia di M.R.P. Francesco Piloni OFM


Oggi Natale del Signore Gesù, tutto è un canto. L’abbiamo ascoltato nel nella prima lettura del profeta Isaia. Prorompete incanti di gioia rovine di Gerusalemme. E poi nel salmo cantate al Signore un canto nuovo. Questa notte, nella notte santa del Natale gli angeli cantano i pastori Gloria a Dio nel più alto dei cieli. E la seconda lettura, la lettera agli Ebrei. E poi il Vangelo ci dicono perché cantare, perché questo giorno è così speciale, unico, che attraversa la storia.

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Veglia di Natale

Omelia di fra Massimo Travascio OFM


Cari fratelli e sorelle, provate a immaginare il cielo di Betlemme. Provate a immaginare il cielo di Betlemme allora come oggi. Duemila anni fa le stelle brillavano immobili sopra una terra che era povera, una terra anche inquieta. E oggi quelle stesse stelle vegliano ancora fedeli, mentre noi sappiamo che la storia porta il segno delle sue ferite. Il tempo passa, ma il cielo resta e con il cielo resta anche il silenzio.

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