Giuseppe Corte entra con una febbriciattola nel celebre sanatorio organizzato su sette piani secondo la gravità dei malati e, per ragioni sempre ragionevoli — una cortesia a una madre, un lavoro di manutenzione, l’assenza estiva di un primario, un errore d’ufficio mai corretto — scende di piano in piano senza che nessuno riconosca il suo male: allegoria della burocrazia come fato e del degradarsi inavvertito di una condizione.
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