Stefano Roi scopre a dodici anni che il colombre, lo squalo che sceglie la sua vittima e la insegue per tutta la vita, ha scelto lui: fugge il mare e poi vi ritorna, perché più grande delle gioie di una vita agiata e tranquilla è la tentazione dell’abisso; solo da vecchio, andandogli incontro con l’arpione, scopre che il mostro non voleva divorarlo ma consegnargli la Perla del Mare, che dà fortuna, potenza, amore e pace dell’animo.
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Il deserto dei Tartari
Trent'anni alla Fortezza Bastiani ad aspettare i Tartari: l'attesa che diventa abitudine e l'ultima battaglia combattuta da solo, in una locanda
Il tenente Giovanni Drogo raggiunge la Fortezza Bastiani convinto di fermarsi quattro mesi e vi consuma invece trent’anni ad aspettare i Tartari che non arrivano mai: cronaca implacabile dell’attesa che diventa abitudine e della giovinezza spesa in giorni tutti uguali, fino all’ultima battaglia — quella con la morte — combattuta da solo nella camera di una locanda, e vinta.
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Sette piani
Di piano in piano, per ragioni sempre ragionevoli: la burocrazia come fato e le persiane che scendono lentamente sulla luce
Giuseppe Corte entra con una febbriciattola nel celebre sanatorio organizzato su sette piani secondo la gravità dei malati e, per ragioni sempre ragionevoli — una cortesia a una madre, un lavoro di manutenzione, l’assenza estiva di un primario, un errore d’ufficio mai corretto — scende di piano in piano senza che nessuno riconosca il suo male: allegoria della burocrazia come fato e del degradarsi inavvertito di una condizione.
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