Le fondamenta del percorso: la speranza cristiana supera sempre l’ipotesi umana — le donne vanno al sepolcro sperando soltanto che qualcuno rotoli la pietra, e trovano Cristo risorto — e sant’Agostino distingue chi ha perso la speranza, condizione rimediabile, da chi ne ha una senza fondamento, che diventa ideologia e pretesa. Poiché la speranza non trova mai un cuore vuoto ma già pieno di attese orizzontali, il primo passo è fare memoria delle proprie delusioni: ogni delusione rivela un’illusione precedente, e le illusioni sono quasi sempre paure travestite da desiderio.
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La disperazione e la sua utilità
Accidia, lussuria e presunzione spengono la speranza; il crollo delle false speranze è un’occasione, non una disgrazia
La disperazione non è sempre un male: quando la speranza era senza fondamento, essa diventa il momento della verità e perciò della salvezza. La sua origine è l’oblio della promessa, di una generazione che ha dimenticato le promesse del proprio battesimo e vi ha sostituito il comfort e la tecnica. Tre sono i nemici della speranza: l’accidia, la lussuria e la presunzione, nella doppia forma del bastare a se stessi e del pretendere la salvezza senza conversione. Il capovolgimento finale: quando una domanda non trova risposta, non è la risposta che manca, è la domanda a essere sbagliata.
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