Fra Paolo Guerrini legge i Magi come l’onda lunga dell’Annunciazione: pellegrini dell’assoluto che, pur ricchi, sanno innalzare lo sguardo e mettersi in cammino dietro una luce che cammina, contro la sedentarietà degli scribi che studiano la Parola ma non partono. A Betlemme, casa del pane e casa del silenzio, trovano il tutto nella briciola di un bambino e adorano tacendo, imparando che Dio non si impone ma si desidera, e che si offre ciò che si è più di ciò che si ha. Anche il loro cammino è pieno di errori e di smarrimenti — la stella appare, scompare e riappare —, ma non si arrendono: ritrovata la stella e con essa la gioia, tornano per un’altra strada, abitati da ciò che hanno vissuto.
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Nuovi strani amici
Una città magnifica senza malattie, desideri né morte: l'inferno come morte del desiderio
Morto a cinquant’anni, Stefano Martella si ritrova in una città magnifica dove non ci sono chiese né bisogno di Dio, e dove gli spiegano che non esistono malattie, paure, rimorsi, nostalgie, desideri e nemmeno la morte: solo allora capisce dove si trova davvero. Una descrizione paradossale dell’inferno come morte del desiderio e, per contrasto, del paradiso come sua esaltazione.
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Il Colombre
Lo squalo che lo insegue per cinquant'anni non voleva divorarlo: doveva consegnargli la Perla del Mare. «Come è tutto sbagliato»
Stefano Roi scopre a dodici anni che il colombre, lo squalo che sceglie la sua vittima e la insegue per tutta la vita, ha scelto lui: fugge il mare e poi vi ritorna, perché più grande delle gioie di una vita agiata e tranquilla è la tentazione dell’abisso; solo da vecchio, andandogli incontro con l’arpione, scopre che il mostro non voleva divorarlo ma consegnargli la Perla del Mare, che dà fortuna, potenza, amore e pace dell’animo.
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