Secondi Vespri della solennità dell'Epifania

Omelia di M.R.P. Francesco Piloni OFM

Omelia di fra Francesco Piloni. Secondi Vespri della solennità dell’Epifania. 1


Solennità dell’Epifania.

Abbiamo ascoltato la bontà di Dio che si è manifestata a noi. Tra poco, con l’antifona al Magnificat, ascolteremo le tre manifestazioni che raccontano l’universalità a tutti di questa rivelazione.

  • Il prodigio primo è quello della stella che ha guidato i Magi: la manifestazione a tutti i popoli di Gesù Cristo, luce delle genti.
  • Poi la manifestazione al fiume Giordano con il battesimo: è la manifestazione al suo popolo, al popolo di Israele.
  • E infine la manifestazione alle nozze di Cana: è la manifestazione ai suoi discepoli, a noi, alla sua Chiesa.

La vocazione cristiana è una vocazione epifanica, cioè è una chiamata ad essere manifestazione, con la vita, della presenza di Gesù vivo in mezzo a noi. Questa è la nostra chiamata: essere manifestazione con la vita della presenza di Gesù vivo in mezzo a noi. La vocazione della Chiesa è proprio questa: una vocazione epifanica, cioè mostrare quaggiù quello che vivono lassù il Padre, il Figlio e lo Spirito; manifestare quaggiù come si vive lassù.

La vocazione del cristiano è proprio questa: mostrare la vita di Dio.

Da come vi amerete vi riconosceranno.

Da come vi amerete ritroveranno in voi la manifestazione di un Dio vivo, incarnato, presente nella storia.

Allora la questione non è solo annunciare — assolutamente importante — con metodi e linguaggi il Vangelo; ma la questione non è solo annunciare: ma è soprattutto mostrare, essere epifania, manifestazione, rivelazione di un Dio che è interessato a te, a me, a ogni vita.

Dice il Vangelo di Giovanni:

Chi vede me vede il Padre.

E sempre in un altro passaggio Filippo dirà:

Mostraci il Padre… vogliamo vedere il Padre.

Questo è il desiderio profondo della Chiesa: di essere manifestazione, di mostrare il Padre, non solo parlare di Lui. Francesco direbbe: prima con la vita e poi eventualmente con le parole.

Chi vede me, Chi vede te, Chi vede noi… che cosa vede?

Mi ha colpito molto, in questo tempo di Avvento in preparazione al Natale che si conclude, l’incontro con una mamma che è rimasta molto colpita dalla figlia di dieci anni. Un giorno la bambina le ha detto: «Mamma, oggi voglio fare la mamma.»

La mamma ha pensato: “Vediamo che cosa fa mia figlia. Forse mi imiterà nel correggere i compiti, o nell’insegnare, o forse nelle faccende domestiche.”

La bambina ha detto: «Oggi faccio la mamma», ha aperto la camera dei genitori, si è buttata nel letto dicendo: «Oggi sono stressata.»

Non solo i figli guardano i genitori: c’è un mondo che guarda e chiede ai cristiani di essere manifestazione di Dio.

Chi ti incontra, chi ti vede, che cosa porterebbe via da te e da me? Che siamo stressati, stanchi, scontenti? Allora non significa mostrare una vita perfetta, ma una vita di uomini e donne felici di ciò che sono, felici di ciò che fanno.

Il contenuto dell’Epifania è la fede, ma la manifestazione è la gioia. Lo abbiamo ascoltato nel Vangelo:

i Magi, al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Non provano la gioia nel vedere il bambino, ma la stella — cioè quel segno che rimandava al bambino. È interessante questo. La gioia è sapersi accompagnati, custoditi, guidati da una presenza, dalla stella. Ma il fine è entrare in quella relazione: prostrarsi, adorare e offrire.

La manifestazione più bella sono proprio questi verbi: prostrarsi, adorare e offrire.

Ci aspetta il quotidiano. Ci aspetta, da domenica prossima, il tempo ordinario, per imparare sempre di più ad essere una manifestazione autentica di un Dio che si è fatto carne, che abbiamo celebrato e che ci chiede costantemente di essere manifestazione della sua vita: di essere quaggiù quello che si vive lassù.

Amen.

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