In questa quarta puntata dobbiamo iniziare una parte un pochino più costruttiva del nostro viaggio, facendoci una domanda: come rinasce la speranza? Domandarci come rinasce la speranza vuol dire domandarsi anche come nasce la speranza. Ecco, noi purtroppo dobbiamo ancora una volta partire dalla destrutturazione di un’idea che abbiamo più volte ripetuto in queste trasmissioni, cioè l’idea che la speranza sia una qualità innata, un aspetto del carattere, un’attitudine che sia dotazione di bordo della natura umana in qualche maniera. Ma questo non è vero.
La speranza, l’abbiamo ripetuto tante volte, è una virtù teologale: nasce per dono di Dio. E come nasce questo dono? Allora, la speranza è l’attesa del compimento di una promessa di Dio; conseguentemente bisogna che Dio ci faccia questa promessa. Se noi vediamo nella logica dell’annunciazione, arriva un angelo, annunzia una cosa, e la Beata Vergine Maria crede a quella cosa che le viene detta, e quella cosa si compie. Allora è un po’ così la speranza: a un dato momento viene versata nel nostro cuore, così come dice san Paolo nel capitolo quinto della Lettera ai Romani.
Come viene versata? Attraverso l’annunzio di un’opera di Dio. Piccolino, può essere innestato in noi questo germe, ed è appunto un seme: un seme che può essere anche molto piccolo, ma poi diventa un albero, diventa qualcosa di grande, diventa qualcosa di bello. Allora è importante che questo seme sia difeso, sia custodito, sia messo nelle condizioni di poter crescere, perché un seme, se viene posto sopra del marmo, resta lì.
Una noce, per esempio, è un seme; o una mandorla, o una nocciola: sono dei semi, e se vengono messi in ambiente sterile non fanno niente. Aspettano lì, e magari ce li mangiamo dopo molto tempo che sono caduti dal loro albero. Ma se viene messo nella terra, germoglia. Aumenta, vive un processo molto interessante che è il processo della marcescenza, e poi si sviluppa in quel processo che si chiama crescita, fino al frutto.
Ecco, questo vuol dire che c’è un processo implicato: cioè la speranza è l’inizio di un processo che porterà, secondo alcuni, alla fede e quindi all’amore. E conseguentemente il tema è custodire questo inizio, perché l’inizio è sempre la parte più delicata, è una parte che va appunto alimentata, custodita. Per cui ci sarà una parte nascosta, una parte di gravidanza di una speranza che al momento inizia a dare i primi segni della sua presenza, e quindi a un dato momento sboccerà, maturerà, nascerà, verrà alla luce, e quindi poi diventerà una cosa adulta, diventerà una cosa funzionante, oggettiva.
Allora il punto è: come si riceve questo seme? Fare questo tipo di analisi è una cosa molto importante, perché non riguarda solamente la speranza, ma riguarda tutti i processi spirituali: cioè capire come i processi belli, grandi, importanti, che portano a una maturazione, si sviluppano nella nostra vita. Vedremo che poi questo è appunto simile alla logica della fede e quindi dell’amore. Non è possibile credere senza sperare, non è possibile amare senza sperare; quindi è il prototipo delle dinamiche belle e grandi dell’uomo.
Allora cerchiamo un pochino di capire come funziona questa nascita. Si riceve una promessa. E come si riceve questa promessa? Come arriva? San Paolo dice:
Come potranno credere senza qualcuno che annunzi loro la fede?
Cioè, la fede viene per l’ascolto. Anche la speranza viene per l’ascolto, ma l’ascolto ha varie dimensioni: si può ascoltare una parola, si può vedere una realtà, si può desiderare una cosa bella riprodotta davanti ai nostri occhi in qualcuno. Anche una semplice opera d’arte può generare questa cosa, perché il contatto con la bellezza, con la vita, con la grandezza, con la nobiltà generano in noi la speranza.
I bimbi vanno cresciuti in ambienti fecondi, dove li si metta a contatto con le cose belle, grandi. Non è così inconsueto che, venendo a contatto con la pace, con la serenità, con la saggezza di un anziano, di un nonno, di una nonna, si generi il seme della fede in qualche persona, che tutta la vita ricorderà l’atteggiamento bello di un nonno, di una nonna. Molto spesso questo è l’inizio: vedere dei genitori che trovano la pace nella preghiera, che trovano la pace in un atto di amore, di abbandono nelle mani di Dio, vuol dire generare la fede nel cuore dei bambini. E questo è uno degli esempi.
Allora devo un po’ capire come può succedere. Passiamo in rassegna come normalmente si può generare tutto questo nel cuore di una persona. Dobbiamo rifarci alle scuole spirituali, agli studi della spiritualità, che rinvengono otto diverse possibilità di nascita dell’intuizione che genera la speranza e anche la fede.
In primo luogo ci sono gli eventi legati all’affettività di vario genere: il rapporto con persone amate, come abbiamo appena detto, dei nonni o dei genitori. In secondo luogo possono esserci stati degli incontri significativi con maestri o persone che hanno avuto importanza nella vita di una persona: un maestro incontrato nel tempo della scuola, che ha generato una visione bella della vita, e quello diventa un desiderio che orienta tutta l’esistenza.
Ci sono anche i sogni dell’infanzia, che non vanno disprezzati: sono le prime sintesi di sé, le intuizioni importanti della propria persona. E ci sono quei momenti in cui si vede se stessi in futuro in una forma bella, probabilmente segretamente generata da un esempio, da un punto di riferimento.
Quindi, come quarto punto, ci sono i sacramenti ricevuti, per esempio la prima comunione o simili, momenti in cui si fa un’esperienza dove i bimbi sanno essere semplici, aperti, sono pagine bianche su cui la forza del sacramento può scrivere cose molto importanti e rilevanti per tutta la vita. In quinto luogo possono esserci delle letture, o degli spettacoli, dei film che sono rimasti nell’immaginario generando un desiderio alto.
Ci può essere stato anche, al sesto punto, un momento di lutto, un incidente, un momento in cui si è dovuto ripensare a tutta la propria vita e si è stati rimandati al pensiero dell’eternità, e ci si è dovuto pensare seriamente: in quel momento vengono delle intuizioni che possono essere fondamentali.
In settimo luogo ci sono i cambi di crescita naturale: sono la fine di periodi, le maturazioni, sono momenti molto fecondi, perché lo Spirito Santo germina con un’intuizione alta e bella della propria vita, della propria esistenza, della propria direzione. In ultima analisi ci sono anche gli interventi espliciti della grazia divina: in un pellegrinaggio, in un momento di preghiera, in un momento di vita ecclesiale di qualche genere, in un’esperienza giovanile di qualche genere.
Ecco, un rapporto con la predicazione del Vangelo che può restare scritta nel cuore di un bambino, la visita del missionario che viene a raccontare le missioni nelle scuole, o altre cose che possono essere iniziative proprie, operate da Dio per segnare in maniera benefica il cuore. Ecco, quelli sono momenti in cui nasce la speranza.
E a quel punto dobbiamo capire qual è la strategia. Facciamo un po’ di spigolatura nelle Scritture per capire questo che stiamo dicendo. In primis bisogna capire che c’è una selezione di speranze: cioè la Lettera agli Ebrei al capitolo settimo dice:
La legge infatti non ha portato nulla alla perfezione; vi è invece l’introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale ci avviciniamo a Dio.
Ecco, una speranza migliore: un’espressione interessante. Ci possono essere tanti desideri, tante opzioni, tante prospettive; c’è una speranza che risulta migliore, più grande, più importante. A quel punto bisogna restare fondati e fermi, e non lasciarsi allontanare dalla speranza promessa, dice la Lettera ai Colossesi al capitolo primo. Per cui bisogna restare in quella speranza, cioè aiutare anche i bimbi, se sono bimbi, o i giovani, se sono giovani, o gli adulti, se sono adulti, a restare fermi in quella speranza, a guardare la vita da quella speranza, a non lasciarsi allontanare dalla speranza promessa.
Quindi c’è un tempo di metabolizzazione. Dice la Lettera agli Efesini al capitolo primo:
Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati.
Cioè, c’è un’esperienza di redenzione che è un’illuminazione globale dell’essere, per far comprendere, che rende possibile comprendere la qualità della speranza a cui si è chiamati — quale tesoro di gloria racchiuda la sua eredità fra i santi — e cioè c’è un momento di possesso: devo capire cosa sto sperando, quanto è importante, quanto è bello.
E quindi arriverà — nella prima Lettera di Giovanni, capitolo terzo, dice:
Chiunque ha questa speranza in sé purifica se stesso, come egli è puro.
Cioè, questa speranza diventa discrimine per vivere un processo costante di selezione e quindi di purificazione: chi ha questa speranza in sé valuta tutte le cose secondo questa bellezza che porta nel cuore. E questa intuizione è venuta secondo quelle sorgenti che abbiamo elencato, secondo quella che è una sapienza spirituale che è nella Chiesa.
Ecco, io inizio a capire ciò che vale e ciò che non vale secondo questo centro ortogonale che è la bellezza, per cui vale la pena di spendersi, la speranza che vale la pena di aspettare, quella cosa che vale la pena di attendere, per cui si fa anticamera volentieri perché è troppo bella quella cosa perché io ci rinunci. E quindi ci sono speranze peggiori, non migliori, come diceva prima la Lettera agli Ebrei, e vengono buttate via delle opzioni: e questo è un lavoro che è costante — ripeto — di purificazione. Questa è la logica.
Ecco, questo è quello che dobbiamo capire: è il modo in cui la speranza nasce e cresce e diventa poi appunto strumento di vita. È un momento di selezione: tutto ciò che è secondo quella speranza va bene, tutto ciò che non è secondo quella speranza viene buttato via, viene discriminato — parola che genera il termine discernimento, la capacità di saper discriminare, cioè di buttare via qualcosa. L’ordine richiede capacità di rinuncia: la capacità di comprendere il bene vuol dire avere la capacità di riconoscere il male ed escluderlo, evitarlo.
Allora, questo è come nasce la speranza. Come rinasce la speranza? Si tratta di fare il processo di rigenerazione, cioè tornare alla memoria del momento originale, cioè coltivare la contemplazione di quel momento fecondante, perché l’inizio contiene tutto. È molto importante questo, l’inizio di un processo vitale, perché vediamo come tutto questo è analogico fra il biologico e lo spirituale.
Ecco, l’inizio di un processo biologico porta con sé la definizione di un codex, di un DNA. I processi vitali cominciano sempre con il codex, e questo codex, questo DNA, segna tutta l’esistenza: la coerenza con quel DNA sarà l’esistenza e la sopravvivenza del soggetto, la difformità da quel DNA si chiamerà neoplasia, e parliamo di cose molto brutte, e parliamo di un sistema distruttivo dell’organismo, distruttivo dell’individuo. Allora dovremmo mantenerci sempre fedeli al codex, al DNA.
Allora, tornare al DNA. È interessante che questa logica promessa-compimento, che è la logica della Scrittura, porta appunto con sé questa intuizione di ciò che è coerente con la promessa, di ciò che è incompatibile con la promessa, come stiamo già dicendo da un pochino. Ecco, e questa è la rinascita della speranza: si inizia a riprendere cura della coerenza — anche se la parola non mi piace molto — della linearità con la logica del codice originario; ricordare la prima promessa, e ricordare che quella prima promessa ricevuta, quell’intuizione generata in quei casi che abbiamo elencato prima, quelle otto possibilità che, volendo, fra un pochino le ripetiamo per memorizzarle meglio…
Ecco, c’è un’intuizione che diventa il centro ortogonale — ripetiamo — che fa decidere di tutto: per cui ricordare quel momento.
Nella Scrittura la logica promessa-compimento è la logica di ogni opera di Dio: cioè Dio sempre annunzia ciò che farà. E c’è chi crede e chi non crede a questa opera annunziata, e c’è chi resta nelle strade di quella opera e chi invece si allontana da quelle strade, perché la speranza appunto diventa poi percorrere la strada coerente con quella intuizione.
Questa è la prassi della speranza. Chi non cammina per la strada che è compatibile con il compimento della speranza, logicamente sta distruggendo la speranza dentro il suo cuore, perché la sta alimentando con il veleno, con l’estraneità, sta togliendo aria a quel seme, sta togliendo terreno a quel sistema, per cui non può iniziare il processo che si sviluppa fino al compimento, al frutto.
Conseguentemente il problema è ricordare la prima intuizione, il primo irrompere di Dio nella vita di una persona, la promessa che Dio fa a quella persona, perché in quel momento si generano delle intuizioni preziosissime, come abbiamo già detto abbondantemente. E quelle intuizioni sono corrispondenti alle storie della chiamata che Dio esercita: per esempio quando chiama il primo uomo nella storia che crede in lui, che è Abramo, nei primi tre versetti del capitolo dodicesimo, quando inizia la vera e propria storia di Abramo, gli dice tutto in realtà. All’inizio c’è il codex: è un’opera che Dio farà, e lui però dovrà uscire dai suoi usi, dai suoi costumi, dalla sua terra, dai suoi possessi, e dalla sua parentela, dal suo sistema affettivo, per entrare in un altro tipo di logica; dovrà camminare verso un luogo che gli sarà indicato più avanti addirittura. Cioè, si cammina secondo quella parola ricevuta.
Quando Gesù chiama Simone e Andrea, i primi due chiamati nel Vangelo di Marco, gli dice in quella parola:
Seguitemi, vi farò pescatori di uomini.
Tutta la loro storia sarà un’opera di Cristo: vi farò io, farò di voi pescatori di uomini. Dovranno, partendo dalla loro esperienza di pescatori, fare un upgrade che è conseguente all’opera di Dio, a quello che Cristo farà in loro, per cui quella abilità umana che avevano diventa l’abilità nell’evangelizzare, nell’annunziare il Vangelo.
Impressionante vedere questa parola che si compie ancora oggi: il corpo dell’apostolo Pietro è sepolto al centro della Basilica di San Pietro, e ancora oggi pesca persone che vanno lì per fare i turisti, come esattamente come fa un amo. Cioè, un amo ha un’esca: il pesce pensa di mangiare, abbocca all’amo e viene portato a un’altra cosa. E così uno entra dentro San Pietro per guardare le opere d’arte, e poi viene colpito dalla fede, e poi magari si ferma per confessarsi — i confessori a San Pietro raccontano di conversioni continue. Uno viene a fare il Giubileo così, per fare più o meno il turista, e poi qualcosa gli tocca il cuore: si era avvicinato pensando di mangiare un’esca, invece ha mangiato un amo, e la sua vita viene trasformata, viene cambiata dalla potenza della grazia.
Ecco, la speranza quindi rinasce quando si ritorna a contatto con quella prima parola, con quella prima intuizione. Per cui, nel processo del discernimento, nel processo della cura spirituale, è sempre fondamentale prendersi cura del riconoscere il primo impatto con Dio: da bambini, da adolescenti, da giovani, quando che sia. Il problema è che quando si è ricevuta l’intuizione della grazia, quella è preziosissima e quella è la salvezza: porta in sé il regno dei cieli tutto intero per la persona che la riceve. Per cui bisogna tornare a quel DNA e iniziare a camminare secondo quel DNA — e così rinascerà la speranza — e iniziare a fare le cose compatibili con quella speranza.
Esattamente come, per esempio, un matrimonio: c’è un innamoramento, c’è un momento in cui si ha un’intuizione. La speranza riprende a volare, riprende ad avere forza, riprende il suo germoglio, e si torna a quell’intuizione dell’amore che c’era fra gli sposi. E così succede in ogni vocazione: la speranza della nostra chiamata è quell’intuizione che è all’origine di una direzione dell’essere meravigliosa, luminosa, gioiosa. Tornare a quella gioia è l’arte di ricominciare a sperare.
Appunto, questo schema è uno schema, per cui ci può essere altro che Dio nella sua fantasia può fare con ognuno di noi; ma l’esperienza ci ha insegnato a riconoscere otto probabili luoghi dove può nascere la speranza. Ripetiamo:
- eventi legati all’affettività, il rapporto con persone amate, i genitori, i nonni, la famiglia, qualche parente di qualche genere che ha generato la bellezza.
- incontri significativi con persone importanti della propria vita, che hanno fatto da faro — maestri, insegnanti, persone sagge che hanno saputo mettere luce nel cuore della persona.
- i sogni dell’infanzia, da non disprezzare; le prime sintesi che si hanno nell’adolescenza di se stessi possono essere intuizioni molto importanti, da non tradire.
- i sacramenti ricevuti, per esempio la prima comunione, la prima confessione, momenti in cui si è impattato sorprendentemente con i doni di Dio.
- libri, letture, o spettacoli, o addirittura film che sono rimasti nell’immaginario e che hanno generato una bellezza che fa da parametro per tutto.
- un momento difficile della vita, un lutto, un incidente, un momento in cui si è ripensato da capo tutta la propria esistenza e si è pensato per la prima volta in termini di eternità, e a quel punto ci si è dovuti ripensare, e lì possono venire delle intuizioni molto molto preziose.
- i cambi di crescita naturale, le evoluzioni, la fine dei periodi, le maturazioni personali.
- gli interventi espliciti della grazia divina, pellegrinaggi o cose simili, cioè momenti in cui si fa un’esperienza di grazia.
In una visita, in un luogo si può avere un’intuizione: il viaggio ad Assisi che tanti ragazzi fanno, e si può avere un’intuizione di bellezza molto importante; un luogo, una predicazione in cui si genera una bellezza che poi resta come parametro. Ecco, questi sono i casi, le zone dove bisogna andare a cercare, come prima analisi. Ma la domanda che va fatta è: quando Dio ha fatto irruzione nella mia vita? Quel punto è la mia storia, il punto su cui non mi posso ingannare, il punto in cui ho intuito che era bello stare da quelle parti, cioè stare con Dio. Un salmo dice:
Sono venuto nel tuo santuario per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Ecco, c’è il luogo, il santuario, il luogo dove c’è qualcosa di importante, dove si ha un contatto con Dio: un monastero dove si è percepito un momento di preghiera, una spiritualità particolarmente interessante. Ecco, lì si generano delle sintesi interiori che sono molto preziose, e che normalmente orientano e danno una prospettiva e generano desideri santi, desideri dello Spirito Santo, come li chiama san Paolo nella Lettera ai Galati al capitolo quinto. E questi desideri dello Spirito sono in noi sin da piccoli, forse, e sono il germe della speranza, che va custodita, curata, alimentata.