Ecco, lì inizia un’altra tappa della sua vita: quando tutto è crollato, quando tutte le ambizioni, tutto quello che è il crearsi da sé, il costruire se stesso con il criterio del potere, del prevaricare sugli altri — quando tutto questo è crollato, allora finalmente, forse, Dio potrà fare qualcosa nella sua vita.
(La ferita)
Serie di video-catechesi di padre Jean Paul Hernández, gesuita, girate a Roma nel Collegio Internazionale del Gesù, nel corridoio che porta alle Camerette di Sant’Ignazio — la stanza in cui il fondatore della Compagnia ha passato gli ultimi anni della sua vita ed è morto.
Il titolo dice il metodo: la vicenda di Íñigo López de Loyola non è ripercorsa come una biografia continua, ma attraverso otto parole, una per puntata. Ogni parola è un punto in cui la sua storia si rompe o si riapre, e attorno al quale si può riconoscere qualcosa della propria.
Si comincia dal punto di rottura. Nato nel 1491, ultimo di tredici fratelli, in un mondo sconvolto dalle scoperte geografiche, dall’Umanesimo e dalla crisi della Chiesa alla vigilia della Riforma, Íñigo costruisce per trent’anni un castello di ambizione, di potere e di vanità — paggio alla corte del ministro delle finanze di Castiglia, poi uomo d’armi del duca di Nájera. Nel 1521, a Pamplona, una palla di cannone lo lascia claudicante per tutta la vita: è la ferita, il momento in cui tutto quello che aveva costruito crolla, e proprio per questo il momento in cui qualcos’altro può cominciare.