Qualche minuto dopo, come faceva ogni mattina da immemorabile tempo (un giorno
era stata pura speranza, poi solo scrupolo, adesso quasi unicamente abitudine)
il capo-sarto Prosdocimo salì a dare un’occhiata sul tetto della Fortezza.
(Il deserto dei Tartari)
Una piccola raccolta buzzatiana: Il deserto dei Tartari e sette novelle, quasi
tutte riprese da La boutique del mistero. Il filo che le tiene insieme è
sempre lo stesso, declinato in modi diversi: un uomo aspetta qualcosa che
darebbe senso alla sua vita, e nel frattempo la vita passa. Non c’è nulla di
fantastico nel senso consolatorio del termine — il fantastico di Buzzati è un
dispositivo di verità, un modo per rendere visibile ciò che nella cronaca
quotidiana resta invisibile: la velocità con cui il tempo si consuma,
l’ambiguità di ciò che chiamiamo desiderio, il conto che prima o poi si presenta
alla porta.
Da qui la parentela, tutt’altro che casuale, con il tema della speranza: in
Buzzati si vede benissimo che cosa accade quando la speranza perde il suo
oggetto e diventa attesa a vuoto, o peggio si rovescia in illusione — e quanto
sia decisivo, invece, riconoscere l’occasione quando passa. Le novelle dicono la
stessa cosa del romanzo, ma in poche pagine e con un colpo secco alla fine.
Nuovi strani amici
Una città magnifica senza malattie, desideri né morte: l'inferno come morte del desiderio
Posted on March 31, 2017
(Last modified on September 16, 2026)
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9 min
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Dino Buzzati
Morto a cinquant’anni, Stefano Martella si ritrova in una città magnifica dove non ci sono chiese né bisogno di Dio, e dove gli spiegano che non esistono malattie, paure, rimorsi, nostalgie, desideri e nemmeno la morte: solo allora capisce dove si trova davvero. Una descrizione paradossale dell’inferno come morte del desiderio e, per contrasto, del paradiso come sua esaltazione.
[Read More]Eppure battono alla porta
L'acqua sale nella villa dei Gron e la buona educazione continua a negarla, finché qualcuno bussa e non c'è più nessuno che possa bussare
Posted on August 1, 1992
(Last modified on September 16, 2026)
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20 min
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Dino Buzzati
Mentre la pioggia non smette e il fiume rompe gli argini, nella villa dei Gron la famiglia continua a conversare con impeccabile compostezza mondana, negando a uno a uno i segni della catastrofe che avanza: ritratto della negazione come forma estrema di buona educazione, fino alla battuta finale — qualcuno bussa alla porta, e non c’è ormai più nessuno che possa bussare.
[Read More]Il Colombre
Lo squalo che lo insegue per cinquant'anni non voleva divorarlo: doveva consegnargli la Perla del Mare. «Come è tutto sbagliato»
Posted on August 1, 1992
(Last modified on September 16, 2026)
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9 min
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Dino Buzzati
Stefano Roi scopre a dodici anni che il colombre, lo squalo che sceglie la sua vittima e la insegue per tutta la vita, ha scelto lui: fugge il mare e poi vi ritorna, perché più grande delle gioie di una vita agiata e tranquilla è la tentazione dell’abisso; solo da vecchio, andandogli incontro con l’arpione, scopre che il mostro non voleva divorarlo ma consegnargli la Perla del Mare, che dà fortuna, potenza, amore e pace dell’animo.
[Read More]Direttissimo
A ogni stazione una rinuncia — l'affare, l'amore, la madre nella neve — per una destinazione favolosa che non si osa nominare
Posted on December 10, 1954
(Last modified on September 16, 2026)
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9 min
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Dino Buzzati
Su un treno lanciato verso una destinazione favolosa che non ha il coraggio di nominare, il narratore perde a ogni stazione qualcosa — l’affare, l’amore di Rosanna, la festa preparata per lui, la madre rannicchiata nella sala d’aspetto sotto la neve — e quando i vagoni si svuotano e si gelano resta la domanda se valesse la pena fuggire con tanta furia dai luoghi e dalle persone amate.
[Read More]Il deserto dei Tartari
Trent'anni alla Fortezza Bastiani ad aspettare i Tartari: l'attesa che diventa abitudine e l'ultima battaglia combattuta da solo, in una locanda
Posted on June 1, 1940
(Last modified on September 16, 2026)
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271 min
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Dino Buzzati
Il tenente Giovanni Drogo raggiunge la Fortezza Bastiani convinto di fermarsi quattro mesi e vi consuma invece trent’anni ad aspettare i Tartari che non arrivano mai: cronaca implacabile dell’attesa che diventa abitudine e della giovinezza spesa in giorni tutti uguali, fino all’ultima battaglia — quella con la morte — combattuta da solo nella camera di una locanda, e vinta.
[Read More]I sette messaggeri
Più il viaggio avanza, più i messi tardano e la patria si allontana: ma verso la meta improbabile il cielo irraggia una luce insolita
Posted on June 1, 1939
(Last modified on September 16, 2026)
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7 min
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Dino Buzzati
Un principe parte per raggiungere i confini del regno di suo padre e manda sette cavalieri a fare la spola con la capitale: più avanza, più il loro ritorno si dilata, finché il legame con la casa d’origine si spezza e cresce il sospetto che la frontiera non esista; eppure l’ansia della sera non è più rimpianto ma impazienza di conoscere le terre ignote, verso cui il cielo irraggia una luce insolita.
[Read More]La giacca stregata
Una tasca da cui escono banconote senza fine, e ogni volta nel mondo accade qualcosa di turpe: «Troppo tardi, troppo tardi»
Posted on June 1, 1939
(Last modified on September 16, 2026)
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10 min
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Dino Buzzati
Un abito perfetto, cucito da un sarto sgradevole che non manda mai il conto, ha una tasca da cui si estraggono banconote senza fine; ma a ogni riscossione corrisponde nel mondo un incendio, un furto, un suicidio, e la coscienza del narratore si degrada un poco per volta, finché distruggere la giacca non serve più a niente: «Troppo tardi, troppo tardi».
[Read More]Sette piani
Di piano in piano, per ragioni sempre ragionevoli: la burocrazia come fato e le persiane che scendono lentamente sulla luce
Posted on March 1, 1937
(Last modified on September 16, 2026)
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24 min
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Dino Buzzati
Giuseppe Corte entra con una febbriciattola nel celebre sanatorio organizzato su sette piani secondo la gravità dei malati e, per ragioni sempre ragionevoli — una cortesia a una madre, un lavoro di manutenzione, l’assenza estiva di un primario, un errore d’ufficio mai corretto — scende di piano in piano senza che nessuno riconosca il suo male: allegoria della burocrazia come fato e del degradarsi inavvertito di una condizione.
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